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Città fondata nell’854 da papa Leone IV sui Monti della Tolfa (nell’Alto Lazio) per dar rifugio agli abitanti della limitrofa città portuale di Centumcellae (attuale Civitavecchia) durante le scorrerie islamiche: da questo pontefice essa ereditò il nome con cui fu conosciuta fino all’XI secolo, ossia Leopoli (città di Leone).
Cencelle è una delle poche città di fondazione papale nell’Italia centrale con una continuità di vita almeno fino al XVII secolo, prima come centro urbano poi, a seguito della scoperta nella metà del XV secolo dell’alunite sui Monti della Tolfa, come tenuta agricola.
La sua eccezionalità è dovuta a un contesto archeologico ben preservato (uno spazio urbano di circa 4 ettari cinto da 750 metri di mura) che non ha subito modifiche dopo l’abbandono.
Il sito fin dal 1994 è oggetto di scavo archeologico con campagne annuali (di 4/6 settimane) coordinate dal Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, sotto la direzione scientifica prima di L. Ermini Pani, poi di F.R. Stasolla e, dal 2023, di G.M. Annoscia.
La ricostruzione del vissuto della città si è avvalsa anche dell’abbondante documentazione scritta principalmente d’epoca bassomedievale (XI-XV secolo).
La lettura dei documenti permette di ricostruire le alterne vicissitudini storiche che interessarono questo centro segnato da un’instabilità politica che lo vede legato alternativamente a Viterbo, alla quale si sottomise nel 1220, alla Chiesa Romana, cui spettò la nomina dei Podestà e dei Castellani, e a Corneto (attuale Tarquinia), a cui il Podestà di Cencelle prestò giuramento nel 1307 e nel 1362.
Sotto la spinta delle nuove magistrature laiche, Cencelle divenne un comune ‘autonomo’ sotto il governo di un syndicus, il che comportò, tra la fine dell’XI e il XII secolo, una vera e propria ‘rifondazione’ secondo i dettami architettonici e urbanistici dell’epoca.
Il racconto di Cencelle si materializza nei depositi stratigrafici, nelle strutture architettoniche, nei manufatti, nei resti antropologici, faunistici e botanici, elementi investigati in un’ottica transdisciplinare (archeologica, bioarcheologica, archeozoologica, paleobotanica, di storia della medicina, etc.).
Questo approccio ‘globale’ ci ha consentito di scrivere la storia di Jacopa e quella di Cencelle, dalla quotidiana vitalità del suo abitato al mistero della sua memoria, racchiuso anche nelle sacre tradizioni funerarie.
All’inizio del Trecento, Jacopa viveva a Cencelle quando il centro era un piccolo e fiorente comune dotato di una propria autonomia: la vita doveva scorrere tranquilla, scandita dal rintocco della campana e dal susseguirsi delle stagioni. Un documento del 1220, firmato da 197 maschi adulti cittadini di Cencelle, ci restituisce un’istantanea della composizione sociale della città in quanto di alcuni degli abitanti viene indicato anche il mestiere.
Era il 25 ottobre 2017 quando alcuni giovani archeologi hanno riportato alla luce lo scheletro di Jacopa che giaceva in una cassa litica nella necropoli bassomedievale di Cencelle. Passiamo quindi dagli spazi di vita a quelli di morte che connotarono la città fin dalla fondazione: infatti, fin dalla fase fondativa della città altomedievale (nella metà del IX secolo) fu prevista una prima necropoli posta a meridione della cattedrale dedicata a S. Pietro.