Tabella dei Contenuti Jacopa

Mi presento

Abitavo a Cencelle, un piccolo borgo di fondazione papale, nel quale ho vissuto nel 1300, quando la cittadina era vivace e popolata. Ricordo la vita per le strade, le botteghe di artigiani, le passeggiate giù per la collina, verso la pianura che porta al mare, dove gli uomini del mio paese andavano a lavorare nei campi. Io, come le altre donne, non ho dovuto affrontare lavori particolarmente faticosi; ho camminato molto, certo, ma a Cencelle non si poteva fare altrimenti. Sono stata tanto accovacciata, a setacciare grano, a tessere, a cucinare. 

Ho mangiato orzo e grano, insieme alla carne e ai formaggi, come tutti quelli che abitavano nel mio paese. Non ho avuto grandi malattie nella mia vita, fatta eccezione per infezioni ai denti e alle ossa, che erano molto comuni alla mia epoca. Le cause della mia morte non sono chiare; forse una di quelle malattie che voi oggi chiamate infettive?

Siete curiosi di saperne di più? Vi invitiamo a leggere attentamente il resto della nostra storia! Se vuoi puoi anche visitare la Sezione permanente del Museo di Storia della Medicina della Sapienza Università di Roma dedicata a Jacopa da Cencelle: una storia virtuale di vita e salute femminile nel Medioevo.

Gli scheletri parlano?

“Lo scheletro parla, lo scheletro racconta la propria storia”: le ossa e i denti sono in grado di resistere ai processi di decomposizione dei tessuti molli e rappresentano un vero e proprio archivio di informazioni biologiche. Lo scheletro è, infatti, un tessuto vivo, che risponde e si modifica in relazione alle sollecitazioni esterne, alle patologie, ai traumi, ai fattori di stress o allo stato nutrizionale.
Attraverso lo studio morfologico e molecolare dei resti scheletrici l’antropologo è in grado di ricostruire la storia biologica dell’individuo prima della sua morte. Attraverso l’analisi morfologica dei resti scheletrici si può conoscere il sesso, l’età al momento della morte, l’origine geografica e la statura, ma anche ottenere informazioni sugli stili di vita, sulle abitudini alimentari, sulle alterazioni riconducibili alle attività lavorative, a patologie o traumatismi- una sorta di carta d’identità biologica dell’individuo. 

Nel caso di Jacopa gli elementi scheletrici sono quasi tutti presenti a eccezione di alcuni frammenti del parietale destro, alcuni elementi scheletrici delle mani e dei piedi, degli arti superiori e una porzione dell’osso pubico. Gli archeologi hanno trovato anche l’osso ioide, anch’esso in buono stato di conservazione.

“The skeleton talks, the skeleton tells its story” è la famosa frase di Krogman del 1962, che esprime pienamente il significato del lavoro dell’antropologo, ossia l’analisi dei resti umani, scheletrizzati o in avanzato stato di decomposizione, al fine di ricostruire la biografia antemortem di un individuo.

Determinare il sesso dal cranio

Raffrronto cranio maschile e femminile 1/2

La determinazione del sesso può essere effettuata attraverso metodi morfologici, morfometrici (basati sull’osservazione e sulla misurazione dei resti scheletrici) e mediante analisi molecolari (analisi del DNA). 

Molti distretti ossei mostrano, infatti, dimorfismo sessuale, cioè caratteristiche peculiari che consentono di distinguere tra maschi e femmine. In particolare, lo studio del bacino ha affidabilità del 95-98%, il cranio intorno all’80%.

Il cranio degli uomini è più robusto e interessato da inserzioni muscolari più marcate rispetto a quello delle donne; ha la glabella e l’arcata sovraorbitaria più pronunciate.

Nelle donne, l’apofisi zigomatica appare più sottile e termina in corrispondenza del meato acustico esterno; nel maschio risulta più robusta e l’apofisi si protrae oltre il meato acustico esterno. Il processo mastoideo dell’osso temporale risulta più grande, sviluppato e arrotondato nel maschio mentre appare più piccolo, inclinato e appuntito nel cranio femminile. 

Raffrronto cranio maschile e femminile 2/2

Osservando il cranio in norma posteriore, a livello dell’osso occipitale nel cranio maschile risulta evidente la cresta nucale che appare invece meno pronunciata, o addirittura assente, nel cranio degli individui femminili.

Anche la mandibola è più robusta nel maschio, mentre presenta una morfologia più gracile nella femmina. Inoltre, l’angolo formato tra il ramo ascendente e il corpus mandibulae (angolo goniaco) è ottuso e a superficie liscia nella femmina, mentre nei maschi appare prossimo ai 90°, con rugosità superficiali e margini dell’angolo che risultano ripiegati verso l’esterno. Il mento è squadrato nel maschio, più piccolo e appuntito nella femmina.

Conoscere l’età al momento della morte

È possibile stimare l’età al momento della morte dall’analisi dei resti scheletrici. Per farlo, si deve definire cosa sia l’età biologica e l’età cronologica. L’età cronologica è il numero di anni trascorso dalla nascita di un individuo; l’età biologica fa riferimento al grado di variazione e/o degenerazione a cui lo scheletro va incontro nel tempo e in risposta a stimoli di natura endogena e esogena.

Rappresentazione schematica degli elementi scheletrici dell’individuo US 14177 (Jacopa) rinvenuti (in colore verde) e relativo stato di conservazione

È possibile analizzare il grado di sviluppo e/o degenerazione dello scheletro, e di conseguenza definire l’età biologica, attraverso l’osservazione di specifici indicatori scheletrici. Questi dati vengono quindi utilizzati per fare una stima dell’età cronologica, cioè l’età dell’individuo. La stima dell’età al momento della morte si effettua mediante l’osservazione di indicatori scheletrici differenti per gli individui non-adulti e adulti.

Osso ioide ben preservato

La stima dell’età alla morte di individui adulti prende in considerazione le variazioni morfologiche a livello di superfici articolari non sottoposte a stress volontario, come la superficie auricolare dell’ileo (che permette l’articolazione tra l’osso coxale e il sacro), la sinfisi pubica (che permette l’articolazione tra le due ossa coxali) e l’estremità sternale della quarta costa destra (che permette l’articolazione tra la costa e lo sterno), nonché il grado di obliterazione delle suture craniche e il grado di usura dentaria.

Determinare il sesso dal bacino

Il distretto scheletrico più dimorfico nei due sessi è il bacino: nelle donne ha caratteri legati alla necessità di garantire il passaggio del feto nel canale del parto.

In generale, il bacino maschile è più alto e stretto rispetto a quello femminile, più basso e largo.

Le differenze generali si riflettono in una differente morfologia della grande incisura ischiatica, dell’angolo sottopubico, dell’ala iliaca e del sacro. In particolare, la grande incisura ischiatica appare più ampia e a forma di “U” negli individui femminili mentre risulta più stretta e a forma di “V” negli individui maschili; l’angolo sottopubico appare ottuso nel coxale femminile mentre risulta acuto in quello maschile.

Nelle immagini si evidenzia come il bacino femminile è più basso e largo rispetto a quello maschile, che risulta più alto e stretto, oltre che dotato di una minore ampiezza dell’angolo sottopubico.

Morfologia del bacino femminile (a sinistra, A) e maschile (a destra, B)

L’ala iliaca è più ampia negli individui femminili rispetto ai maschili mentre a livello del sacro femminile si evidenzia una maggiore larghezza delle ali rispetto al corpo.

Il protocollo di Phenice (1969) permette di determinare il sesso attraverso l’osservazione di soli tre caratteri localizzati a livello della sinfisi pubica.

La metodica presenta un’attendibilità del 96% circa e risulta estremamente utile nel caso di resti frammentati. I caratteri presi in considerazione sono:

  • Arco ventrale: una cresta presente sulla superficie ventrale dell’osso pubico femminile;
  • Concavità sottopubica: curvatura sottostante al margine inferiore della sinfisi pubica;
  • Morfologia del margine mediale del ramo ischio-pubico: nel coxale femminile si registra la presenza di una cresta assente negli individui maschili.
Caratteri descritti da Phenice 1969 a livello della sinfisi pubica femminile da Cattaneo e Grandi 2004 mod.

Sono una femmina!

Per Jacopa, in primo luogo, è stata effettuata l’analisi morfologica di bacino, cranio e  mandibola.

Sul bacino, gli antropologi hanno osservato l’incisura ischiatica, il solco preauricolare, l’angolo pubico, l’arco composito, l’osso coxale, il forame otturato, il corpo dell’osso ischiatico, la cresta iliaca, la fossa iliaca, l’ampiezza della pelvi maior e minor.

Per il cranio, le caratteristiche prese in considerazione invece sono state la glabella, il processo mastoideo, il piano nucale, il processo zigomatico, l’arcata sopracciliare, la tuberosità frontale e parietale, la protuberanza occipitale, l’inclinazione del frontale, l’osso zigomatico, il margine sovraorbitale e il palato. Per la mandibola sono stati considerati la morfologia generale dell’elemento scheletrico, il mento, l’angolo mandibolare, il margine inferiore, la branca montante, il condilo mandibolare e il margine posteriore della branca montante.

La glabella, cioè la sporgenza tra le due arcate sopraccigliari, subito sopra la sutura fronto-nasale, è poco sviluppata.

Cranio in veduta frontale. La freccia rossa indica la glabella

Situazione analoga si è riscontrata per il processo mastoideo, l’apofisi posta inferiormente all’osso temporale. Infatti, Jacopa ha una mastoide di dimensioni ridotte, caratterizzata da un apice appuntito.

Cranio in veduta posteriore. Le frecce rosse indicano le protuberanze o bozze a livello delle ossa parietali e la porzione occipitale

A livello della mandibola l’angolo goniaco, cioè l’angolo che si forma tra i rami ascendenti e il corpo mandibolare, presenta una superficie liscia e non mostra eversione goniale, vale a dire il ripiegamento verso l’esterno del margine dell’angolo. Il mento è piccolo e appuntito.

Mandibola in veduta superiore (a sinistra) e inferiore (a destra)

Le ossa coxali sono più sviluppate in larghezza rispetto all’altezza e risulta evidente il solco preauricolare. Tale solco, indicato dalla freccia nell’immagine, si trova subito sotto la superficie auricolare che permette l’articolazione dell’osso coxale con il sacro. Inoltre, la grande incisura ischiatica appare molto ampia a forma di “U”.

Sulla base della morfologia dei caratteri osservati a livello del cranio e delle ossa coxali gli antropologi hanno concluso che Jacopa era una donna.

Ossa coxali. Le frecce rosse indicano la grande incisura ischiatica a sinistra e il solco preauricolare a destra

Cosa si può osservare per capire l’età di un individuo?

Sicuramente una stima accurata e affidabile dell’età alla morte per gli individui adulti prevede l’utilizzo combinato di diverse metodiche disponibili. Analizziamo qui le variazioni morfologiche delle superfici articolari che non sono sottoposte a stress volontario.

a) Osservazione delle variazioni morfologiche della superficie auricolare dell’ileo: alcune variazioni morfologiche della superficie articolare dell’ileo consentono di fissare 8 categorie, ciascuna corrispondente a una classe d’età.

Le creste trasversali tipiche delle classi più giovanili vanno progressivamente appianandosi; l’avanzare dell’età determina infatti un aumento della densità, della porosità e delle produzioni ossee marginali.

Localizzazione e variazioni morfologiche della superficie auricolare dell’ileo in relazione all’età (da Cattaneo e Grandi, 2004 e White et al., 2012)

b) Osservazione delle variazioni morfologiche della sinfisi pubica: la superficie della sinfisi pubica va incontro a modificazioni evidenti con il progressivo avanzare dell’età. Nei giovani adulti, infatti, la superficie risulta percorsa da marcate creste trasversali che vengono gradualmente cancellate con il passare del tempo, causando il progressivo appiattimento della superficie e la formazione di cospicue produzioni ossee lungo i margini. Anche in questo caso è possibile far riferimento a 6 categorie, ciascuna delle quali corrisponde a uno specifico intervallo di età per gli individui di sesso maschile e femminile.

Localizzazione e variazioni morfologiche della superficie della sinfisi pubica in relazione all’età (da Cattaneo e Grandi, 2004 e White et al., 2012, mod)

c) Osservazione delle variazioni morfologiche della superficie sternale della quarta costa destra: si tratta di una metodica che valuta le modifiche che interessano la superficie articolare della quarta costa destra, classificando le modificazioni in nove categorie, ciascuna corrispondente a uno specifico intervallo d’età per gli individui di sesso maschile e femminile. In individui giovani la superficie articolare si presenta appiattita e mostra margini regolari, con il progredire dell’età aumentano invece le irregolarità superficiali e la produzione ossea marginale.

Localizzazione e variazioni morfologiche della superficie sternale della quarta costa destra in relazione all’età (da Cattaneo e Grandi, 2004 e White et al., 2012)

d) Osservazione del grado di obliterazione delle suture craniche: le suture del cranio vanno incontro a progressiva fusione e obliterazione nel corso della vita adulta. Il metodo prevede l’osservazione delle suture craniche a livello di 10 punti, registrando per ciascuno il grado di fusione/obliterazione sulla base di una scala di quattro valori da 0 (sutura aperta) a 3 (sutura completamente obliterata).

A sinistra punti di osservazione a livello delle suture craniche, a destra gradi di progressiva obliterazione delle suture craniche da 0 a 3 (da Cattaneo e Grandi, 2004)

e) Osservazione del grado di usura dentaria: l’utilizzo costante della dentizione durante la masticazione ne comporta la progressiva usura, che può quindi essere considerata un utile indicatore per stimare l’età al momento della morte in individui adulti. Tra le metodiche impiegate, alcune utilizzano il grado di usura dei soli molari mandibolari (inferiori) e delle intere emiarcate mascellare e mandibolare. Nella figura a fianco sono mostrati diversi gradi di usura dentaria a carico dell’arcata mandibolare.

Progressione del grado di usura dentaria in relazione all’età dell’individuo. a) dentizione di un individuo di età compresa tra i 17 e i 25 anni; b) dentizione di un individuo di età compresa tra i 25 e i 35 anni; c) dentizione di un individuo di età compresa tra i 33 e i 45 anni (da Cattaneo e Grandi, 2004).

È possibile stabilire l’età di Jacopa al momento della morte?

Jacopa aveva circa 50 anni al momento della sua morte.

Gli antropologi hanno osservato i cambiamenti della superficie sternale della IV costa, i cambiamenti della superficie auricolare dell’ileo, il grado di obliterazione delle suture craniche e il grado di usura dentaria. Purtroppo, l’assenza della sinfisi pubica non ne ha permesso l’osservazione ai fini della stima dell’età.


Gli antropologi hanno appunto valutato il grado dell’usura dentaria, che è risultata molto evidente sia a livello dell’arcata mascellare sia a livello dell’arcata mandibolare. Le variazioni osservate sono risultate probabilmente compatibili con un’età superiore ai 50 anni, anche in luce della grave atrofia concentrica della mandibola, che appare fortemente assottigliata e, in gran parte, edentulata.

A livello del cranio, gli antropologi hanno poi osservato il grado di obliterazione delle suture craniche, che risultano quasi del tutto saldate ad eccezione della sutura lambdoidea (la sutura situata tra le ossa parietali e l’osso occipitale), che risulta ben visibile.

Veduta posteriore del cranio dell’individuo US 14177 in cui è visibile la sutura lambdoidea (freccia rossa)

Le modificazioni a livello dell’estremità sternale della IV costa, comunque non probanti con sicurezza, sono risultate compatibili con le modificazioni descritte per la fase 4, cioè con un’età compresa tra i 24 e i 32 anni.

Aspetto della superficie sternale di alcune delle coste dell’individuo US 14177.
Aspetto della superficie sternale di alcune delle coste dell’individuo US 14177.

In accordo con quanto osservato a livello del cranio, la superficie auricolare dell’ileo presenta l’organizzazione trasversale che tende a scomparire, la superficie sembra densa e la granularità del tessuto risulta non omogenea. C’è presenza di microporosità e di qualche macroporosità. Le modificazioni osservate sono risultate compatibili con un’età compresa tra i 40 e i 44 anni circa.

Le osservazioni effettuate sono risultate sufficientemente compatibili tra loro e gli antropologi hanno stimato che probabilmente, al momento della morte, Jacopa aveva circa 50 anni.

Superficie auricolare dell’ileo dell’individuo US 14177.

È possibile determinare l'altezza di un individuo attraverso il suo scheletro?

La stima della statura è uno dei parametri utili per ricostruire la costituzione fisica dell’individuo. La statura, sebbene abbia una base genetica, è anche fortemente influenzata da fattori ambientali.

Un metodo per stimare la statura è l’utilizzo di un metodo anatomico che prende in considerazione le misure di tutti gli elementi scheletrici che contribuiscono nella statura di un individuo (Fully e Pineau, 1960). Ai fini della stima, vengono quindi aggiunti dei fattori di correzione che stimano lo spessore dei tessuti molli. In molti casi, però, i resti rinvenuti in contesti archeologici non presentano uno stato di conservazione tale da permettere l’applicazione di questa metodica. In tali casi, è possibile stimare la statura mediante metodi matematici che permettono di stimare la statura a partire dalla lunghezza delle ossa lunghe degli arti, mediante l’applicazione di formule di regressione.

È noto, infatti, che esiste una relazione tra la statura di un individuo e la lunghezza delle sue ossa. Le formule di regressione sono modelli matematici, che predicono la statura sulla base della covariazione della lunghezza delle ossa lunghe. Ai fini della stima della statura, è necessario conoscere il sesso dell’individuo in esame, in quanto in molti casi le formule di regressione elaborate sono specifiche rispetto al sesso. Nel caso di Jacopa, sono stati usati diversi metodi matematici, perché lo stato di conservazione dei resti non permetteva l’utilizzo del metodo anatomico.

Quanto era alta Jacopa

Gli antropologi hanno stabilito l’altezza di Jacopa facendo ricorso all’analisi osteometrica.

Gli strumenti utilizzati sono stati la tavola osteometrica, il mandibulometro, il compasso a branche curve, il calibro a a branche dritte e il nastro metrico.

La statura è stata stimata, a partire dalla misurazione delle ossa lunghe, mediante l’utilizzo di diverse formule di regressione ed è risultata poco al di sotto dei 160 cm. Jacopa era alta più o meno come la media delle sue compaesane a Cencelle.

Capire dallo scheletro quali attività svolgeva in vita un individuo

Lo scheletro è in grado di rispondere attivamente a un’ampia gamma di stimoli esterni. L’osservazione delle modifiche che si riscontrano a livello scheletrico e la ricerca di eventuali segni patologici permettono di ottenere informazioni sulle attività svolte in vita. Le inserzioni di muscoli, legamenti e tendini prendono il nome di entesi. A livello dei siti di entesi è possibile osservare varie modificazioni: irregolarità della superficie, presenza di porosità o di produzione ossea, reazioni iperostotiche (aumento di volume esterno dell’osso) che prendono il nome di entesofiti, reazione osteolitiche (distruzione di parti del tessuto osseo) o neovascolarizzazioni (crescita anomala di vasi sanguigni), utili per ricostruirne il grado di sviluppo. Poiché i movimenti del corpo umano richiedono l’intervento simultaneo e coordinato di diversi muscoli, coinvolgendo molto spesso più di un’articolazione, è possibile dividere le entesi in gruppi funzionali.

I principali movimenti permessi dalle articolazioni sono: 

  • abduzione, movimento laterale di allontanamento dalla linea mediana del tronco; 
  • adduzione, movimento contrario rispetto all’abduzione, quindi di avvicinamento verso la linea mediana del tronco; 
  • flessione, piegamento risultante dalla diminuzione dell’angolo di un’articolazione; 
  • estensione, contrario alla flessione, aumenta l’angolo di un’articolazione; 
  • rotazione esterna, movimento rotatorio attorno un asse longitudinale di un osso che si allontana dalla linea mediana del corpo; 
  • rotazione interna, contrario alla rotazione esterna, movimento rotatorio attorno un asse longitudinale di un osso che si avvicina alla linea mediana del corpo (Guglielmini, 2016). 

Quali sono le possibili attività svolte in vita da Jacopa?

Jacopa aveva uno sviluppo marcato dei muscoli gran pettorale a livello dell’omero destro. Il muscolo gran pettorale è coinvolto nei movimenti di flessione, adduzione e rotazione dell’arto. A livello delle gambe, è stato riscontrato uno sviluppo marcato del muscolo grande gluteo, che di solito è sollecitato durante lo svolgimento di diverse attività, tra cui la deambulazione e l’assunzione di una postura accovacciata. Quest’ultima trova riscontro nella presenza delle faccette di squatting, cioè piccole faccette a livello dell’epifisi distale della tibia generalmente indice dell’assunzione abituale di una postura accovacciata. Questi dati non possono essere correlati, in modo univoco, con una singola attività; tuttavia, indicano che Jacopa ha svolto molte attività manuali e che assumeva spesso una postura accovacciata, forse in casa, davanti al focolare, per cucinare, tessere o setacciare il grano.

Di quali malattie soffrivano le popolazioni del passato?

L’identificazione e l’analisi di alterazioni patologiche su resti scheletrici rinvenuti in contesti archeologici è oggetto della paleopatologia, la disciplina che si occupa di ricostruire lo stato di salute delle popolazioni umane antiche.
Le ossa possono indicare molte condizioni patologiche; situazioni di eccessiva crescita ossea (attività osteoblastica) o di distruzione (attività osteoclastica). Generalmente queste due attività sono tra loro in equilibrio, ma in uno stato patologico sono over-espresse. Le patologie che possono lasciare segni identificabili sull’osso sono varie (malattie articolari, traumi, infezioni, malattie metaboliche, anomalie congenite, neoplasie e patologie dei denti).
Le malattie articolari includono quelle di tipo non infiammatorio, croniche e progressive, caratterizzate dalla perdita graduale di cartilagine articolare e da conseguenti lesioni dovute al contatto interosseo diretto. Questo tipo di malattie tendono ad aumentare con l’avanzare dell’età, colpendo entrambi i sessi. Generalmente le malattie degenerative sono correlate a stress biomeccanici a cui, nel corso della vita, le articolazioni dell’individuo sono state sottoposte, ma non sono da escludere fattori ereditari. La forma più comune di malattia degenerativa riscontrata, sia in popolazioni attuali che antiche, è l’osteoartrosi.
L’osteoartrosi è caratterizzata dalla distruzione della cartilagine di un’articolazione. I distretti maggiormente interessati sono la colonna vertebrale, l’anca e le ginocchia. La progressiva usura della cartilagine provoca il contatto tra gli elementi scheletrici, generando quindi una risposta attiva da parte dell’osso. Tale risposta è visibile in termini di proliferazione ossea, attraverso la formazione di lipping (bordi atrosici) o di osteofiti, oppure come erosione della corticale dell’osso, con l’esposizione delle trabecole sottostanti.
Se l’artrosi avviene a livello della colonna vertebrale, si parla di spondiloartrosi. Questa avviene a seguito della degenerazione dei dischi intervertebrali; il contatto diretto tra i corpi vertebrali provoca l’infiammazione del periostio, che reagisce formando osteofiti. In alcuni casi, gli osteofiti di vertebre adiacenti possono unirsi, provocando una condizione nota come anchilosi. Questo tipo di artrosi può interessare altre strutture delle vertebre come, ad esempio, le faccette articolari, i processi trasversi e le articolazioni costo-vertebrali. Un’altra manifestazione della spondiloartrosi sono le cosiddette ernie di Schmörl, cioè cavitazioni nella porzione centrale del piatto vertebrale causate dalla pressione esercitata dal nucleo polposo fuoriuscito dal disco cartilagineo.

Cosa ci dice la paleopatologia su Jacopa?

I resti scheletrici di Jacopa sono stati sottoposti ad analisi paleopatologica. A livello delle arcate dentarie è stata riscontrata la presenza di depositi di tartaro, in parte campionato per ricostruire il microbioma orale mediante l’analisi metagenomica. È stata inoltre riscontrata la perdita di molti elementi dentari, che certamente è avvenuta in vita.

A livello dello scheletro post-craniale sono invece state riscontrate alterazioni riconducibili a patologie degenerative e infezioni aspecifiche (periostite). Le prime si sono riscontrate principalmente a carico della colonna vertebrale, sebbene lievi alterazioni siano state riscontrate anche a livello delle superfici articolari dell’arto superiore destro.

In dettaglio, a livello vertebrale è possibile osservare una serie di manifestazioni spondiloartrosiche con svariati fenomeni osteofitici.

La principale lesione è stata riscontrata a livello dell’arto superiore sinistro, che presenta un vistoso e esteso rimodellamento osseo da pregressa frattura che interessa l’intera articolazione del gomito.

È possibile ricostruire la dieta di Jacopa?

Ricostruire la dieta delle popolazioni del passato può essere complesso. Per farlo, è possibile analizzare i resti faunistici o floristici, ma anche i resti scheletrici. L’analisi degli isotopi stabili del carbonio (C) e dell’azoto (N) del collagene, che è la proteina più abbondante nel tessuto osseo, rappresentano infatti una fonte d’informazione estremamente utile. L’abbondanza relativa di ciascuno di questi isotopi nel collagene osseo dipende dai cibi consumati negli ultimi 10-15 anni di vita; infatti, le diverse fonti alimentari hanno valori isotopici differenti. Il rapporto tra gli isotopi del carbonio permette di distinguere tra un’alimentazione basata su risorse provenienti dall’ecosistema terrestre e marino e anche di valutare il consumo di diversi tipi di piante, come per esempio grano e legumi o miglio e sorgo. Gli isotopi dell’azoto, invece, forniscono informazioni sul livello trofico, cioè sulla posizione occupata nella catena alimentare (erbivori, onnivori e carnivori).
L’analisi congiunta dei due rapporti isotopici permette di ricostruire la tipologia di alimenti consumati dagli individui del passato.

Rappresentazione schematica dei valori isotopici del carbonio e dell’azoto di diversi organismi facenti parte dell’ecosistema terrestre e marino

Cosa mangiava Jacopa?

L’analisi degli isotopi stabili del carbonio e dell’azoto del collagene osseo ha permesso di capire che Jacopa aveva una dieta onnivora, basata sul consumo di cibi di derivazione terrestre. Sulla base dei valori del δ13C, è possibile ipotizzare che mangiasse preferibilmente piante come grano, avena, orzo; solo occasionalmente piante come il sorgo e il miglio. I valori di azoto sono invece indicativi di un cospicuo introito di proteine animali, carne e formaggi in buona quantità.

La dieta di Jacopa era simile a quella di tutti gli abitanti di Leopoli-Cencelle, compatibile con gli usi alimentari di una cittadina medievale a spiccata vocazione agricola. 

Valori di carbonio e azoto del collagene osseo di Jacopa

Nella figura si nota che i valori relativi all’individuo in esame (in rosso) sono stati rappresentati nel grafico unitamente ai dati relativi agli individui (in grigio) provenienti dalla cittadina di Leopoli-Cencelle precedentemente analizzati nei laboratori del Centro di Antropologia Molecolare per lo Studio del DNA antico del Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”.

Analisi del microbioma orale di Jacopa

Il tartaro dentale è un biofilm mineralizzato che si deposita sulla superficie dei denti ed è in grado di trattenere al suo interno microorganismi, residui alimentari e sostanze ingerite o inalate. Rappresenta un’eccellente fonte di informazioni per l’analisi del microbioma orale. Uno dei depositi di tartaro di Jacopa è stato campionato per estrarre il DNA e analizzare la composizione del microbioma orale. Le analisi metagenomiche hanno permesso di osservare la presenza di phyla batterici commensali e di alcune specie spesso associate alla presenza di malattie periodontali.

A sinistra mandibola di Jacopa, a destra particolare della dentizione mandibolare in cui sono visibili i depositi di tartaro (indicati dalle frecce rosse).

Quali erano le condizioni di salute di Jacopa?

Nel complesso, anche in relazione alle condizioni di altri individui coevi vissuti a Cencelle, sia uomini che donne e bambini, possiamo dire che la vita nella piccola cittadina garantiva condizioni di salute accettabili: se gli uomini hanno marcati segni di fatica lavorativa a carico degli arti inferiori, le donne sembrano complessivamente non segnate da eccessi di fatica fisica, sufficientemente nutrite e non esposte al rischio di grossi traumi.

La vita di Jacopa, come quella delle sue compaesane, sembra segnata da attività domestiche e piccoli impegni, forse nei campi; Jacopa era ben nutrita, aveva accesso a proteine animali (anche alla carne, cibo non ovvio per una donna nel Medioevo) e a una variegata quantità di cereali.

I suoi denti hanno segni di una mediocre condizione di salute orale, che certamente accomunava tutte le popolazioni medievali; le sue ossa segni di artrosi, anch’essi molto comuni in tutte le popolazioni del passato.

Jacopa ha camminato molto e trascorso ore accovacciata, probabilmente impegnata in lavori domestici; è morta in quella che oggi definiamo giovane età, ma che nel Medioevo rispecchiava l’aspettativa media di vita per una donna.

Tacuinum Sanitatis. Fine del XIV secolo. Raccolto di hoehound.
Tacuinum Sanitatis. Fine del XIV secolo. Raccolto di hoehound.
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