La vita si svolgeva attorno a tre spazi principali: religioso, civile e residenziale-artigianale.
I primi due, ubicati sulla sommità della collina a fronteggiarsi architettonicamente e simbolicamente, sono costituiti dalla basilica romanica di S. Pietro con adiacente e vasta necropoli (dove è stata sepolta Jacopa), e da torre, casa-torre e palazzo pubblico.
Il versante sud-orientale della città ospitava invece il quartiere residenziale-artigianale, edificato in stretta relazione con la porta urbica principale, quella orientale, dalla quale aveva origine la via Carraia che usciva poi dalla città dalla porta occidentale: questa strada basolata era così denominata in quanto unico asse stradale sufficientemente ampio da permettere il passaggio di due carri.
La direttrice perveniva, con andamento grossomodo Est-Ovest, fino alla sommità del colle, dove si apriva nella piazza principale (la platea comunis dei documenti) sulla quale si affacciavano i due succitati poli, religioso e civile. Sul versante nord-occidentale, invece, si impiantò la sede della guarnigione militare con annesse due stalle.
La lettura dei 197 firmatari dell’atto di sottomissione di Cencelle al comune di Viterbo del 1220 consente di desumere la consistenza demografica della città (tra i 689 e i 985 abitanti cui si assommano i membri del clero, stimati in non più del 10% della popolazione), delineando una società vivace e socialmente articolata, con una preminenza di professionalità artigianali.
L’assetto urbanistico di Cencelle si iniziò a definire tra la fine dell’XI e il XII secolo per poi giungere a compimento entro il XIV secolo. Su impulso delle nuove magistrature comunali, furono intrapresi importanti interventi di ristrutturazione sia delle infrastrutture (mura, strade, approvvigionamento idrico), sia del tessuto edilizio.
La cinta muraria fu ricostruita, inglobando il circuito fatto edificare da papa Leone IV: le mura, che si sviluppano per 750 metri, vengono ora edificate in trachite (prima erano in tufo) e si arricchiscono di 7 torri quadrangolari – costruite in momenti diversi – di camminamenti di ronda e di una terza e nuova porta, quella meridionale (in epoca altomedievale gli accessi erano solo due, orientale e occidentale).
Importanti novità riguardarono anche il sistema stradale, in parte conservando i tracciati precedenti e in parte creandone di nuovi. Il cuore dello spazio urbano bassomedievale era la platea comunis, ovvero la piazza situata sulla sommità della collina su cui sorge Cencelle.
A Sud si affaccia la collegiata romanica dedicata a San Pietro con adiacente ampia necropoli: si tratta di una monumentale basilica a tre navate, con presbiterio rialzato e cripta a oratorio, eretta a partire dagli inizi del XII secolo a sostituzione della cattedrale altomedievale. A Nord, di fronte alla chiesa, svettavano invece la torre e la casa-torre che, insieme al limitrofo palazzo pubblico, costituivano il polo civico, sede del potere politico.
Un ulteriore esempio di intervento pubblico e pianificato è il complesso di epoca comunale nel versante sud-occidentale della collina in connessione strutturale con le mura e la nuova porta Sud: si tratta dell’acquartieramento della guarnigione di stanza a Cencelle e di due limitrofe stalle.
Questa guarnigione era una forza stabile di ridotta consistenza numerica che assicurava la sicurezza del centro e della circostante rete viaria. Infatti, l’autorità papale raccoglieva cospicue risorse economiche per il mantenimento di una forza militare mercenaria permanente che garantiva la sicurezza del proprio territorio.
Emerge una caleidoscopica realtà sociale, ai cui attori (professionisti, commercianti e artigiani) l’evidenza archeologica ha restituito talune volte spazi, come nel caso dei fabbri Matheus figlio di Alexii e Guarnerius, dello scutellarius (fabbricante di stoviglie) Benencasa e del campanarius Guido, e talaltre strumenti del proprio operare, come per i mugnai Martinus e Guidectus, il calzolaio Henricus e i tavernieri Iannis, Adamus, Balsius Iohannis, Ranaldus, Iohannis.
Le attività produttive attestate archeologicamente sono quella ceramica e quella metallurgica. In merito alla prima, il pian terreno del palazzo pubblico posto sulla sommità della collina ospitò, tra XIII e seconda metà del XIV secolo, un’ampia e ben strutturata bottega per la produzione di vasellame (Maiolica Arcaica) organizzata in spazi autonomi destinati alle diverse fasi di lavorazione: nel primo ambiente si svolgevano le operazioni di raffinamento, decantazione e depurazione dell’argilla; il secondo e terzo ambiente erano destinati rispettivamente alla tornitura e alla cottura dei manufatti, e al rivestimento e alla decorazione e probabilmente alla vendita degli stessi. Questa attività potrebbe essere stata legata a una iniziativa imprenditoriale, forse sotto il controllo del governo cittadino, considerandone l’ubicazione nel centro politico della città. L’impianto produttivo venne dismesso intorno alla metà del XIV secolo, forse a causa del violento terremoto del 1349.
Nel quartiere residenziale-artigianale sud-orientale è stato rinvenuto un atelier per la produzione di metallo, principalmente ferro: a questa bottega possiamo ascrivere la realizzazione dei numerosi manufatti relativi a edilizia (come chiodi o grappe), arredo (cardini, chiavi e lucerne in ferro), lavoro agricolo (falcetti, falci, roncole e zappe), armi (verettoni da balestra, coltelli, baselardi e spade) e armature (cotte di maglia), e via dicendo.
Nella navata laterale sinistra della basilica romanica fu ubicata una fornace da campana la cui ultima attività fusoria è di fine XIII secolo: le modalità operative sottendono una tradizione tecnica legata ai percorsi delle maestranze itineranti pisane, in particolare la ‘taglia’ del magister Bartolomeo Pisano attiva nella penisola italiana tra il XIII e il XIV secolo e fortemente legata a importanti commesse pontificie. Questa filiazione è avvalorata anche dalle analisi archeometriche che hanno comprovato l’ottima qualità della lega utilizzata.
Vivere a Cencelle voleva dire per agli abitanti avere anche una certa consuetudine con la frequentazione di taverne, come testimoniato dai numerosi tavernarii (Iannis, Adamus, Balsius Iohannis, Ranaldus, Iohannis) ricordati nell’atto di sottomissione al comune di Viterbo del 1220. Questi luoghi costituivano, nelle città medievali, popolari punti di aggregazione e, come tali, anche potenziali fonti di rischio sociale, pertanto la loro attività era normata dagli Statuti. A Cencelle le taverne non sono state ancora identificate, sebbene in un ambiente prospiciente la via Carraria siano stati rinvenuti numerosi boccali da un litro e dati e pedine da gioco che fanno supporre la presenza di un’osteria.
Nei centri medievali la funzione dei mugnai era di fondamentale importanza e per questo anche la loro attività era minuziosamente normata dagli Statuti cittadini. I documenti testimoniano la presenza di almeno due molendinarii, Martinus e Guidectus, che svolgevano la propria attività lungo i corsi del fiume Mignone e del rio Melledra, sfruttandone l’energia idraulica per azionare le mole e facilitare i trasporti. Dopo il terremoto del 1349, vennero impiantati all’interno delle mura strutture molitorie di modeste dimensioni.
Cencelle annoverava tra i suoi abitanti anche un calzolaio, Henricus: la testimonianza documentaria è supportata dal ritrovamento di un set di attrezzi per la lavorazione e la riparazione di manufatti in pelle (comprendente punteruoli, trincetti, martello e incudine). Non conosciamo l’esatta ubicazione della sua bottega in quanto per lo svolgimento dell’attività era sufficiente disporre di un piano di appoggio e di uno sgabello.
Tra le diverse figure professionali menzionate nell’atto del 1220 si annovera anche quella di uno joculator, Ranucius Berte, ossia un giullare o menestrello che intratteneva la popolazione. Oltre alla presenza dei dadi e delle pedine, il rinvenimento di un bellissimo scacco in osso a figurazione antropomorfa permette di gettar luce su alcuni dei giochi diffusi all’epoca.
Un aspetto particolarmente interessante della città di Cencelle riguarda la quotidianità al femminile. Nobili o umili, le donne hanno lasciato distinte tracce archeologiche che ci illuminano sul loro vissuto.
Nel Medioevo, riunirsi a tavola per mangiare è un importante momento della giornata: la preparazione delle vettovaglie spettava alle donne. Consumare un pasto non è solo nutrirsi ma è anche evocare relazioni e storie, alcune delle quali venivano raccontate anche durante la filatura della lana, la macinazione del grano, il lavoro nei campi e altre faccende domestiche che definivano la vita quotidiana delle figure femminili.
Tutte queste attività, compresa la cura dei bambini e dell’intera famiglia, erano faticose, ma ciò non impediva alle donne di prendersi cura di sé e del proprio aspetto. Ed ecco che bottoni, anelli, vaghi di collane e aghi crinali fanno emergere alcuni aspetti femminili più intimi legati non solo al ruolo di madre o di donna lavoratrice.